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Il Bello del Volley: Matej Cernic (www.matejmania.135.it)

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matej ha una nuova ragazza????????
view post Posted on 8/9/2009, 18:50Rispondi
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 5/12/2009, 23:48


noooooooooooooo!!! image
e poi mica è colpa nostra se Matej ogni tanto si dimentica di rifarsi il look?? image image
 
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view post Posted on 18/9/2009, 16:09Rispondi
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 12/10/2009, 16:18


gente x caso mi sono imattuta sul sito di pallavolo supervolley e in copertina di maggio c'è matej ovviamente sono andata a spulciarci dentro dato che alcune pagine ora le fanno vedere indovinate c'era un super articolo su di lui a casa sua con tanto di foto di famiglia con genitori sorella cognato e dulcis in fundo ...la fidanzata VALERIA! hai capito....questa è bionda però , boh a me nn se mbra neanche chissà che!!!! se piace a lui :)

"Non smettere mai di cercare ciò che ami...o finirai per amare ciò che trovi".

Libbano :)


" Se i tempi non chiedono la tua parte migliore inventa altri tempi ".

S. Benni


"Lunga vita a chi intuisce che il disgusto per le cose brutte è
senz'altro rivolto a noi stessi, mentre il rapimento di fronte a quelle belle o significative oltrepassa
chi lo prova".

Marco Martinelli


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view post Posted on 18/9/2009, 18:06Rispondi

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 24/12/2009, 16:38


Thanks Sabri. I'll check it right now. ^_^
 
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view post Posted on 19/9/2009, 17:44Rispondi
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Sabriiiiiiiiiiii...non riesci a riportare l'articolo?
 
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view post Posted on 20/9/2009, 12:30Rispondi
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ciao ragazze.. ecco l'articolo su matej! ^_^




RITORNI

Aveva lasciato il nostro campionato per “non stare al gioco delle società”, lo ha ritrovato ed è stato subito protagonista. Ha dovuto rinunciare all’azzurro e all’Olimpiade per un infortunio. Adesso Matej Cernic si è ripreso l’Italia.


Se Matej Cernic fosse un indiano forse penserebbe che queste foto gli abbiano portato via l’anima. Negli scatti di Daniela Tarantini, che siamo sicuri strapperanno un wow a più di qualcuna di voi, c’è tutta la storia di Matej che si racconta dopo essere evaso dalle anguste colonne di “Chiamatemi Matej”. L’esule è tornato ad essere profeta in patria e si è rimesso in gioco a Martina Franca, dove, con la Stamplast insieme a Concione e a Mastrangelo, ha vissuto una stagione tra alti e bassi.

“Avevo voglia di tornare a giocare nel campionato italiano, vivere l’equilibrio, dove si scende in campo per scrivere il risultato e qualsiasi finale è possibile: una cosa che né in Grecia, né in Russia, succede. L’alchimia e l’adrenalina di certe partita la vivi solo in Italia. In questo il campionato non è affatto cambiato. Pensavo di trovare un’organizzazione ancora migliore, ma la Stamplast pagava le difficoltà del trasferimento da Taranto a Martina Franca. Sono cambiamenti difficili da affrontare per le società, perché è tutto da ricostruire, tutto da rifare, c’è un pubblico nuovo da conquistare.
Per Martina Franca siamo stati una novità e una sorpresa: abituata al calcio e al basket, si è trovata un po’ spiazzata dal nostro sport. Il pubblico ha risposto alla grande. Il nostro palasport era sempre pieno, zeppo di gente calorosa. E quando ha cominciato a tirare aria di smobilitazione a Martina Franca e sono circolate voci che riportano la sede di gioco a Taranto, io in città ho sentito il dispiacere della gente. Martina Franca è la classica cittadina di provincia, ma una volta scoperta la pallavolo si è innamorata. Questo sport ti entra dentro e non ne puoi fare a meno. E’ stato così anche per me e lo è tuttora. La pallavolo è la mia passione: l’intervento al ginocchio che ho subito e il lungo periodo di riabilitazione me lo hanno dimostrato ancora una volta. La pulizia del tendine e di tre calcificazioni mi ha imposto uno stop fermo e deciso. Dopo 10 anni di attività ininterrotta tra club e nazionale, ho potuto staccare, riposarmi anche mentalmente e capire cosa rappresenta la pallavolo nella mia vita. Qualcosa di molto importante. I cinque mesi di stop sono coincisi con le Olimpiadi di Pechino ed il mio rammarico è tanto per non esserci stato, ma curarmi era l’unica possibilità per tornare ad essere il giocatore che sono. Infortuni come il mio, dovuto più all’usura che a traumi, insegnano che il riposo serve tantissimo nella gestione del corpo di un atleta sempre in funzione e sotto stress 365 giorni all’anno. Durante la riabilitazione, mentre cercavo di rimettere tutto in ordine, mi è tornata una gran voglia di giocare e credo che nella mia stagione si sia vista. E’ stato un campionato difficile a livello di squadra. In estate, visti i nomi, ho subito pensato che saremmo arrivati ai play off con grande tranquillità ed invece abbiamo dovuto lottare per salvarci. Un ruolo importante lo hanno avuto sicuramente gli infortuni. Quelle di Granvorka e Moltò sono state davvero due brutte tegole. Giocare un’intera annata senza opposto ha pesato molto, è il giocatore più importante, non puoi privartene.”

Il campionato di Matej è stato da protagonista, lui punto fermo dello scacchiere dei vari allenatori sulla panchina bollente della Stamplast. Prima Lattari, poi Bonitta, infine D’Onghia. La sua grinta e il suo talento a disposizione di ognuno. E l’Italia è ritornata ad osservare in prima fila lo schiacciatore, riconoscendolo partita dopo partita. Pipe come quelle disegnate in azzurro, ricezioni di alta qualità, salti che sembrano voli. E poi quella grinta, quella rabbia, quella voglia di lottare su ogni pallone.
Era come vedere un flashback, un pallavolistico deja-vu, un tuffo nella memoria che tornava rapida e immediata alla finale degli Europei 2005. Il PalaLottomatica gremito in ogni ordine di posto per la finale. Le code fuori per sostenere gli azzurri, che diventano una torcida che esplode in un boato. Poi l’inizio della sfida. Dall’altra parte della rete la Russia. Squadra mastodontica, squadra di giganti, espressione di potenza, di uomini che picchiano talmente forte da far scomparire i palloni davanti agli occhi umani. Davanti a questa esplosione di muscoli e centimetri, un piccoletto (si fa per dire) biodo, che ad ogni palla messa a terra si trasforma. La sua faccia è l’essenza dell’agonismo, lui più di ogni altro esibisce le sue esultanze, decide quell’ultima partita. Si arrampica su scale invisibili, il tempo di prendere l’imbeccata di Vermiglio e poi su, su, su. Oltre quelle mani apparse invalicabili.

“Non mi dimenticherò mai quella partita, è l’emozione più grande che io abbia mai provato. E’ impressa come un marchio nella memoria. Credo che qualsiasi giocatore viva per quelle emozioni, che solo una grande vittoria sa trasmettere. E’ la gratificazione assoluta, quelle che inseguiamo nei sacrifici che ogni giorno la vita di un atleta impone. Il problema è quando queste vittorie non arrivano, quando nonostante l’allenamento, nonostante il sacrificio, il tuo momento non arriva mai. Quello che avete visto a Roma è quello che sono, quello che avete ritrovato quest anno con Martina Franca è quello che ho messo nella mia valigia quando sono andato in Grecia. E chi ha vito la final four di Champions League che ho disputato con Salonicco lo sa.”

La gente lo sa, ma ritrovarla ogni domenica è stata una gran bella notizia. Alle prime apparizioni di Matej, tutti a guardare quel ginocchio destro, tutti a chiedere come va?

“Il primo ad osservarlo ero io, non riuscivo a immaginare come avrebbe risposto allo stress del match. Senza fisico non vado da nessuna parte. Ho vissuto momenti di grande apprensione, soprattutto dopo la partita con Perugia. Mi ricordo ancora la fitta di dolore che ho sentito, ma mi sono tranquillizzato parlando con altri pallavolisti che avevo subito la stessa operazione. In pratica il tendine doveva abituarsi di nuovo allo sforzo. Il resto lo ha fatto lo staff medico del club, di altissimo livello, con Cosimo Quaranta, il nostro osteopatia, che chiamavamo “mago”. E una parte importante l’ha fatta anche la mia testa, che non ha pensato al passato ma solo a sopportare i vari doloretti. Ce li abbiamo tutti, quasi tutti i giorni. L’importante è che il dolore non sia divieto, non impedisca di giocare, di mantenere il rendimento pari al tuo potenziale. L’ultimo periodo in Russia è stato drammatico da questo punto di vista. Non riuscivo a fare assolutamente nulla. Con Guazzaloca le abbiamo provate tutte, ma non c’era niente da fare. E’ lì che è scattata la decisione di operarmi. Stavo cercando di tenere duro anche per avere delle chance di partecipare alle Olimpiadi, ma poi sono arrivato a un punto in cui l’operazione era l’unica decisione possibile. Sono uno che finché non si spacca resta in campo, ma se il fisico non ce la fa, allora devi essere intelligente e mollare. E’ stato tutto tranne un periodo facile quello precedente all’operazione, Ero in Russia e i miei compagni non capivano. Vedevo il loro scetticismo quando terminavo prima del tempo gli allenamenti, sembrava che non volessi sudare, che non volessi faticare. Hanno capito la serietà del problema quando ho deciso di operarmi. Lì hanno capito che non scherzavo, che non ero lo straniero scansafatiche, venuto a tirare lo stipendio più alto possibile.”

Un infortunio, un’operazione impongono anche a Matej una riflessione sulla gestione del proprio corpo.

“Il tempo insegna a gestire risorse ed energie del proprio fisico, che può “tirare” il fiato in settimana e vivere al massimo la pressione della partita. E’ impressionante, ma la concentrazione è talmente profonda che i doloretti della settimana svaniscono.”

Anche se sembra ieri, gli Europei di Roma e la stagione alla Stamplast sono divisi da tre anni che Cernic passa in Grecia all’Iraklis Salonicco e in Russia prima con la maglia Del Novoy Urengoy e poi con quella della Dinamo Mosca. La decisione di lasciare il campionato italiano arriva al termine degli europei. A tutti sembrava impossibile che uno degli azzurri che più erano riusciti ad esaltare nella manifestazione continentale non trovasse squadra.

“Di proposte, anche italiane, ce ne erano, ma ho voluto sottrarmi al gioco delle società. Mi affacciavo al mercato con una stagione molto deludente a Modena e i club ne approfittavamo abbassando il mio ingaggio. Sinonimo di questa annata è Julio Velasco. Con lui non ho avuto un rapporto facile, ma il rancore è passato, archiviato. Ho dimostrato nel tempo che si sbagliava, che valgo più di quanto lui credesse ed è forse per questo che non provo più rancore. Per Velasco resta la stima per la competenza, per la conoscenza dei meccanismi di questo sport. Io sono convinto che un’annata storta possa capitare a qualsiasi giocatore, ma non è solo questo che può determinarne il valore. La pallavolo è la mia grande passione, ma è anche il mio lavoro, un lavoro che non potrò svolgere per tutta la vit. Sapevo quanto valevo, ieri come oggi, e non mi sono sentito di accettare meno di quanto mi meritassi. Erano arrivate offerte dall’estero e mi sono trovato pronto per fare una nuova esperienza, pronto per una nuova sfida. Sono stato molto fortunato perché già la nazionale mi aveva aperto ai cambiamenti, ma fuori dai nostri confini è veramente tutto diverso. Ad aiutarmi ad ambientarmi in Grecia ci ha pensato Lloy Ball, che oltre ad essere un grandissimo campione è una persona eccezionale. Senza di lui e con il mio inglese scolastico avrei impiegato sicuramente più tempo. In Russia giocavo con Iakovlev e lui conosceva l’italiano, ma ho avuto anche la possibilità in 2-3 settimane di imparare a leggere il cirillico. Le parole sono lunghissime, ma leggendo ho imparato presto a capire. I suoni non erano così distanti dallo sloveno, la mia lingua madre. Al di là di questo, essere lo straniero di una squadra di pallavolo mi ha insegnato a prendermi le mie responsabilità. Quando sei uno straniero, la società, i tifosi, i compagni di squadra si attendono da te i palloni che possono cambiare la partita. Non puoi uscire alle prime difficoltà. Devi rimanere in campo e questo ti porta a soffrire, ti aiuta a maturare.”

Stare in campo per Matej è il miglior allenamento possibile che la nuova Italia possa fare. Il 27 aprile, giorno del primo raduno, lui c’era, ma il “bimbo” non era più lui.

“Con Andrea inastasi avremo modo di parlare, c’eravamo sentiti, prima del raduno, quando mi ha chiesto la disponibilità e quando mi ha annunciato i tanti cambiamenti. Lui e la Federazione stanno preparando il salto generazionale. Trovo che sia il momento giusto e che il campionato abbia fatto vedere dei giovani molto interessanti. E’ importante dare loro una possibilità a livello internazionale, perché giocare è l’unico modo per poter maturare e crescere. In allenamento non riesci a ripetere le stesse situazioni di una partita, le sensazioni che si provano sono completamente diverse. Dopo questa esperienza azzurra sono convinto che si apriranno per loro anche maggiori possibilità con i club. Parodi e Martino hanno già le ossa pronta. Altri arriveranno e noi più vecchi dovremmo allenarci e dare il doppio. Soprattutto nel mio ruolo, visto che i nomi più interessanti sono proprio quelli degli schiacciatori. Ma qualcuno che voglia fare l’opposto non c’è? Scherzi a parte, in nazionale torna ad esserci una bella e sana concorrenza e questo mi piace. Credo che nessuno debba giocare perché manchino alternative. Se c’è concorrenza, in allenamento ti spremi pur di avere il posto e questo mi aiuta perché ho un carattere che non molla e dà il meglio di sé quando deve lottare.”

Anche Cernic è alla costante ricerca della perfezione, in continua battaglia con quello che è stato per migliorare quello che è.

“Sono esigente, non mi accontento mai, non voglio sentirmi arrivato perché so che quello sarebbe il mio capolinea.”

Visto che il viaggio di Cernic, iniziato quando aveva sei anni, continua, gli chiediamo se le esperienze all’estero hanno aggiunto elementi alla sua visione della pallavolo, dove la testa conta più dei centimetri e dei muscoli.

“Affatto. Sono convinto che la pallavolo sia sempre di più basata sulla forza mentale e sulla tecnica. Il fisico aiuta, ma anche i giganti possono crollare. E’ quello che è successo alla Russia negli ultimi due Europei. Era nettamente più forte sia dell’Italia del 2005 che della Spagna del 2007, eppure la loro debolezza mentale ha spostato la medaglia d’oro dal loro collo al nostro. E’ per questo che temo molto l’arrivo di Daniele Bagnoli su quella panchina. Se dà loro sicurezza, può farli diventare imbattibili. Il potenziale russo non ha eguali: grandi fisici, scuola e cultura pallavolistica ed un bacino infinito di praticanti. C’è sempre qualche russo nuovo e sembra essere più forte degli altri.”

Ma la smettete di fare un “oooh” di meraviglia ad ogni foto? Belle, vero? Rappresentano al meglio l’infanzia di Cernic, un bambino che si divideva tra la palestra dove mamma Carla e papà Luigi lo avevano indirizzato alla pallavolo, e la natura, la campagna.

“Il mio paese si chiama Savogna d’Isonzo ed è ai piedi del Carso. Ho vissuto in campagna, lontano dal centro, per cui dopo i compiti, fatti sempre di fretta perché a scuola non sono mai stato una cima, dopo la pallavolo c’era sempre qualcosa legato alla natura, ai boschi.”

Così Matej sulla canoa ha la stessa sicurezza di Antonio rossi e Josefa Idem e ci sa fare con i cavalli.

“Il maneggio del mio amico David è sempre stato un posto dove mi è piaciuto andare. Cavalcare mi piace moltissimo, così come guardando i monti penso alla prima sciata che mi farò appena smesso di schiacciare. D’altronde sono tutte attività pericolose per chi gioca.”

Nel frattempo ogni volta che Matej ritorna a casa è festa grande, per tutti è lo scricciolo divenuto campione, ma quando è lì lui si sente solo uno di loro. Le radici non si strappano, anche quando a 18 anni vai via per inseguire un sogno, anche se Gorizia diventa improvvisamente troppo piccola per ospitare i tuoi sogni di gloria.
Infine, una spiata: nelle foto c’è anche Valeria, la ragazza che fa palpitare il cuore al nostro Cernic, che dopo averci rivelato il nome ci ha fatto capire che era meglio parlare di altro. Fate start sui vostri wow.

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view post Posted on 20/9/2009, 16:11Rispondi
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 12/10/2009, 16:18


brava Paola beh che ve ne pare?

"Non smettere mai di cercare ciò che ami...o finirai per amare ciò che trovi".

Libbano :)


" Se i tempi non chiedono la tua parte migliore inventa altri tempi ".

S. Benni


"Lunga vita a chi intuisce che il disgusto per le cose brutte è
senz'altro rivolto a noi stessi, mentre il rapimento di fronte a quelle belle o significative oltrepassa
chi lo prova".

Marco Martinelli


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view post Posted on 20/9/2009, 23:17Rispondi

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 24/12/2009, 16:38


Grazie, Paola. :D
 
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view post Posted on 23/9/2009, 15:39Rispondi
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grazieeeeeeeeeeeeeeee!!!
 
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view post Posted on 24/9/2009, 20:36Rispondi
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Erika

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 9/11/2009, 16:10


bellissimo articolo! Grazie =)

Ogni essere vivente segue un percorso prestabilito, ma ci sono confini che a volte la vita ti chiede di varcare. Io l'ho fatto [Donnie Darko]
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203 replies since 8/7/2008, 10:38
 

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